Come disintossicarsi dalla tecnologia?

Quando mi fermo a pensare all’utilizzo che faccio del mio smartphone, mi stupisco di me stessa.

Com'è possibile che spesso, pur sapendo esattamente quanto tempo perdo a controllare notifiche ed email, io non riesca comunque a staccarmi dal cellulare?

 

E pensare che da ragazzina, quando i miei mi volevano regalare il primo Nokia, non ne volevo sapere, perché temevo che mi avrebbero controllata molto di più trovandomi sempre raggiungibile!

 

Grazie a Quality Time (per Android, per iOs c'è Moment) che mi indica quanto tempo trascorro su ogni app e quante volte al giorno sblocco il telefono, mi osservo, mi studio e faccio analisi dei vari perché.

 

Ci sono giornate in cui -piena di energia, di impegni e di cose che mi interessano- riesco a dimenticarmi della sua esistenza.

Altri giorni è come se venissi risucchiata nel buco nero delle dipendenze da cellulare, rafforzando tutta la gamma di sindromi: checking habit ce l’ho, FOMO ce l’ho, nomofobia ce l’ho, …

Perché mi succede?

Nel mio caso molto si riconduce alla noia e alla pigrizia. Ci sono giornate in cui non sono motivata o devo fare delle cose che non mi piacciono o ancora non sono nello stato d’animo migliore per prendere decisioni.

Ecco che mi rifugio immediatamente nel mio telefono e inizio a fare compulsivamente tap tap sullo schermo.

Ovviamente questa attività frenetica non mi dà alcun appagamento e in più mi fa perdere un sacco di tempo. Se proprio non riesco a darmi da fare con le cose che “devo” fare, potrei almeno dedicarmi a qualcosa di più interessante: leggere, fare giardinaggio, fare una passeggiata, andare a una mostra. Ma in questo caso il senso di colpa è in agguato!

Curioso che mi senta meno in colpa a perdere tempo a non fare niente di utile, piuttosto che dedicarmi a qualcosa di stimolante e arricchente.

Quindi come fare?

Da quando mi sono accorta di attivare questa modalità poco gratificante, mi propongo delle sfide, per osservare quali sono le mie reazioni.

 

1) Se rimango a casa metto il telefono in modalità aerea per un tempo stabilito e mi dedico a un’attività. Quale attività dipende dall'umore e dal livello di energia, ma in generale darmi un tempo per fare qualcosa è più efficace per mettermi all'opera. La regola in questo caso è che non posso riattivare il telefono finché non è scaduto il tempo. Possibili reazioni:

  • a) sono talmente presa da quello che ho iniziato a fare che posso continuare a tenere il telefono disattivato senza sentirne la mancanza    
  • b) non vedo l’ora di riaccendere il telefono perché sono in ansia di essere rimasta disconnessa troppo a lungo. In questo caso probabilmente ho scelto male l’attività da fare oppure sono proprio di umore pessimo!

2) Se esco, ho due strade percorribili: lasciare il telefono a casa oppure tenerlo in modalità silenziosa/aerea.

A meno che non siano uscite brevi, di solito opto sempre per la seconda modalità. Quando scelgo di camminare “disconnessa”, riesco a riappropriarmi di un momento tutto mio e a fare attenzione a cose che altrimenti sfuggirebbero al mio sguardo. Case, colori, strade mai viste. In questa fase mi diverto anche a scegliere nuove vie per raggiungere le mete stabilite oppure percorsi più brevi, senza ricorrere a Google Maps!

In vacanza disconnettermi è molto più facile. Riesco a stare giornate intere senza telefono, senza l’ansia di dover controllare chi mi ha cercato. Da questo deduco di dover passare molto più tempo in vacanza! ;)

 

3) Quando incontro qualcuno per un aperitivo o per un caffè, cerco di non guardare mai il telefono. Quando sono “dall'altra parte” trovo sempre fastidioso chi si distrae dalla conversazione per rispondere ai messaggi o alle mail, quindi una delle mie regole e quella di prestare il più possibile attenzione alla persona che ho di fronte.

Questa è un’abitudine che mi dà tantissima soddisfazione: sento di essere pienamente presente, di non aver “bisogno” del telefono e di potermi dedicare alle mie relazioni con intensità.

 

Questi sono alcuni dei modi che ho escogitato per liberarmi dalla dipendenza digitale. E tu come fai?

 

Paola

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