Step 3: Lasciar andare: you like or you hate it?

Risistemare l’armadio è un esercizio pratico per capire chi sono

Eccomi qui all'appuntamento che mi ero data un mese fa. In queste settimane ho guardato e riguardato le grucce del mio armadio, ho fatto attenzione ai vestiti che mi metto, alle magliette che mi stringono, alle calze bucate, agli slip slabbratelli e ho fatto amicizia col secchio della spazzatura, portandomi un po' avanti col lavoro.

Lasciare andare il proprio passato

Sono le 9 e allora pronti, partenza, via! Ho una piccola cabina armadio, tiro tutto fuori, appoggio le cose nel soggiorno, un po' per terra e un po' sul divano. Ma quanta roba c’è? non mi capacito mai di quanta roba possa contenere un armadio. Pulisco bene dentro e devo dire che non mi dispiace vederlo vuoto.  È una vista insolita, qualcosa che si vede solo durante un trasloco, una vacanza o un soggiorno in qualche luogo lontano da casa. Per un attimo mi faccio prendere dalla fantasia di buttare tutto. Non sarebbe male ricominciare da zero e ripensare totalmente il guardaroba, sarebbe come evitare il condizionamento di un’impostazione predefinita che anche se utile però costringe. Un po' come lo stampo del plumcake che cresce sì, ma rimane sempre lungo e stretto come devono essere i plumcake, invece a me piacerebbe non essere limitata da quello che c’è e potermi sentire completamente libera dal passato. Mi appunto mentalmente questa sensazione e mi accorgo di come il passato condiziona sia il mio presente che il mio futuro. Riflessione che potrebbe portarmi lontano ma fortunatamente rinsavisco e decido che per oggi comincerò solo a liberarmi di ciò che non mi serve (il mio conto in banca ringrazia).

   

Noto con un certo disappunto che anche in questo caso ha ragione Pareto (sì proprio lui, Vilfredo, l’economista filosofo di fine 800) con il suo principio 80/20. Ovvero mi rendo conto che il 20% dei miei abiti produce l’80% per cento dei miei outfit giornalieri e serali, detto altrimenti utilizzo poco più del 20% delle cose che ho nell’armadio e mi tiro appresso un sacco di “non si sa mai”. Tutto questo mi sorprende visto che pensavo di essere “un’essenzialista” e invece mi scopro anch’io piena di “just in case”.  Uhm ci penso su e decido che un po' di “just in case” però ci vogliono, sono il mio cuscinetto, il mio salvagente di emergenza in caso appunto di necessità.

Riconosco le mie  “divise”, mi libero dai sensi di colpa e imparo l’arte di buttare

Passo in rassegna le mie “divise”: abito mezzo chic per riunioni serie, pantalone blu - camicia bianca lasciapassare per ogni occasione, jeans- maglietta a righe- maglione blu per le giornate casual, total look nero maglia-pantalone, molto democratico e perfetto sempre, soprattutto perché mi permette di non pensare agli abbinamenti (sono pigra e voglio vestirmi in 5 minuti). Mi rendo conto che quasi tutti miei vestiti sono neri, blu, grigi, bianchi, o a righe bianche e nere, che ho pochissimi stacchi colorati, giusto qualche maglietta estiva e che la quasi totalità dei miei abiti sono “uniformi lavorative” o rispondono all’esigenza di vestirsi in modo adeguato alle circostanze oltre che al comfort e al low profile, ma esprimono poca personalità. In maniera molto zen prendo atto senza stare troppo a giudicarmi. Si vede che fino a oggi è andata bene così. Più di 4 ore di “prendi metti togli” e grazie anche al libro di Nagisi TatsumiL’arte di buttare” che mi ha liberato di tutti i sensi di colpa, anche di quelli che non avevo, faccio 3 sacchi neri di roba che finiranno direttamente nei cassonetti della Caritas. Ho salvato solo alcuni capi che porterò invece al Bivio, un negozio a Milano che ritira l’usato anche se so che dovrò affrontare l’aria di sufficienza delle commesse e la probabile umiliazione di vedermeli rifiutati perché fuori moda. Di solito su 20 che ne porto me ne ritirano 4 o 5, ma sempre meglio che niente.

    

Lasciar andare: un esercizio che mi fa sentire più leggera

Lasciare andare è un esercizio che mi piace, mi permette di esaminare il valore che do alle cose e di vedere attraverso i ricordi i fili invisibili che mi legano a loro, per me significa sollievo, freschezza, nuovo inizio. Mi stacco volentieri dalla pelle vecchia, ma so che per molti non è così, anzi è addirittura doloroso ed evoca separazione, addio, sofferenza.

 

E per te com'è il "lasciar andare"? You like it or you hate it?

 

 

Anna

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