La tecnica dell'Orodomop

Ho preso qualche giorno di vacanza perché è tradizione che, nei primi giorni di giugno, vada in Sardegna con le mie amiche. Da quando mi sono licenziata non ho un vero e proprio bisogno di vacanza in questo periodo perché durante l’inverno ho imparato a gestire il mio tempo, dosare la mia energia e staccare quando ne sentivo bisogno, quindi non sono arrivata a giugno stremata come quando lavoravo in azienda e questa settimana era l’unico modo per sopravvivere fino alle vacanze di agosto. Ma venire in Sardegna è per me uno dei motivi per cui vale la pena vivere, per cui ho deciso di partire lo stesso non nascondendo anche una certa ansia sapendo che avevo tante cose da fare e che forse, in questa fase della mia vita da freelance, non mi posso ancora permettere una vera vacanza in un periodo ancora super lavorativo.

 

Da un lato quindi mi sono sentita sfigata pensando di dover lavorare in vacanza e dall’altro mi faceva anche sentire un po’ in colpa nei confronti di Anna, Paola e Greta perché comunque mi assentavo dalla nostra routine. Ho deciso allora di cambiare prospettiva e punto di vista e ho iniziato a pensare che non era una vera e propria vacanza, ma piuttosto che ero molto fortunata ad avere la possibilità e la libertà di poter lavorare dal mare. Non nascondo però che il sole, la sabbia, l’acqua cristallina sono una tentazione troppo forte e così ho deciso che mi sarei presa comunque una pausa dal lavoro e avrei dedicato al mio dovere qualche ora al giorno. D’altra parte, lo so bene, quando il tempo è poco e si lavora per slot, in questo caso 2 o 3 ore, combino molto di più di quando ho più ore a disposizione. E così ho iniziato una nuova routine in un luogo dove invece ero abituata a rimanere sdraiata, tra spiaggia e mare, tutto il giorno. Ho pensato che staccare il cervello per qualche ora mi avrebbe fatto bene, ricaricandomi di nuova energia e magari portandomi nuove idee. Ho deciso di sfruttare le ore più calde e più pericolose per l’esposizione al sole per lavorare all’ombra e al fresco e dedicare un altro slot al lavoro prima di cena nell’attesa dell’asciugatura dei capelli delle amiche. In questo modo avrei salvato vacanza e lavoro, si trattava solo di organizzare il tempo!

 

Mi sono resa subito conto che, diversamente da quando ero dipendente, staccare il cervello nelle ore della giornata dedicate alla vacanza, non è poi così facile. Di fatto non è facile separare la “me freelance” dalla “me in vacanza”, perché sempre IO sono e il mio lavoro impegna anima, corpo e mente al 100%. Così mi è capitato di scalpitare e prendere in mano il telefono per vedere come stava andando un post, o rispondere ad un commento su Linkedin, o ancora selezionare una foto per il nostro profilo Instagram, tutti compiti che, nella ripartizione del lavoro, spettano a me. E per quanto sia un privilegio occuparsi di lavoro sdraiata al sole davanti al mare più bello del mondo, mi sono resa conto che durante le ore-vacanze mi è capitato troppo spesso di “distrarmi” dal mio rilassamento e controllare il telefono senza, di fatto, staccare mai la testa per qualche ora. E quando poi arriva una notifica di Slack o una mail cui rispondere, rientro istantaneamente in modalità lavoro dimenticando che davanti a me potrei godere di tutte le sfumature dell’azzurro. Ma come è possibile? Io che sono sempre stata famosa per essere cintura nera di vacanza? E poi sulla carta il mio piano era perfetto! Eppure, è difficile concentrarmi sul dolce far niente tipico di questi giorni di vacanza. Forse dipende dal senso del dovere, forse dall’abitudine o forse ancora dalla dipendenza (il confine tra queste 3 cose è sottile e io non saprei definirlo attualmente) ma il risultato è che, dopo 3 giorni di vacanza, non sono riuscita a separare le ore di lavoro da quelle della vacanza e la mia testa è rimasta perennemente connessa al lavoro. Era come se i miei pensieri rimanessero immobili proprio come i fenicotteri dietro di me, con la testa immersa nello stagno.

 

 

Ho così deciso di provare una tecnica che ho chiamato: Orodomop, vediamo se si capisce perché!

Mi sono imposta di non pensare al lavoro e non guardare il telefono per 25 minuti e provare a non fare niente di niente, se non guardare il mare, ascoltare le onde, far vagare i pensieri, e poi concedermi 5 minuti per aggiornarmi con le notizie del lavoro. La prima volta i 25 minuti sono sembrati infiniti e i 5 minuti troppo pochi. Ma pian piano l’astinenza si è trasformata in vero rilassamento. I pensieri hanno iniziato a ballare sulle onde e ad essere trasportati sempre più lontano dal vento che soffia tutto il giorno in questa parte della Sardegna. E piano piano il suono del timer dopo 25 minuti interrompeva sul più bello i miei pensieri che, finalmente liberi, se ne andavano in giro sempre più lontano, proprio come i fenicotteri quando finalmente prendono il volo. Ho iniziato a impostare slot di tempo più lunghi fino ad arrivare (tornare!) a togliere completamente il timer e riuscire a starmene, da sola con i miei pensieri e le idee che hanno iniziato a rincorrersi, per tantissime ore consecutive senza sentire il bisogno di controllare se la pagina facebook avesse ricevuto un like in più. 

 

 

Se anche tu hai la sensazione di non riuscire ad “annoiarti” per 25 minuti perché pensi di dover sempre fare qualcosa, prova la tecnica dell’Orodomop: 25 minuti per non fare niente di niente, e poi 5 minuti per rispondere ad una mail o leggere Slack. Naturalmente si può iniziare con slot inferiori per aumentarli piano piano, ma il mio consiglio è quello di iniziare subito con i 25 minuti perché l’effetto shock accelera il processo e piuttosto aumentare, in seguito, i 25 minuti fino a 1 o 2 ore. L’obiettivo sarebbe arrivare a non avere più bisogno dei 5 minuti di pausa. All’inizio sono comunque necessari per prendere il ritmo e capire quanto sia prezioso il tempo della “noia”, ma mi raccomando: quando finiscono i 5 minuti, è fondamentale impostare nuovamente il timer per 25 e tornare a non fare niente di niente! 

 

Ale

 

 

DISCLAIMER: qualsiasi riferimento a tecniche serissime di gestione del tempo e produttività è puramente casuale. Nessun Pomodoro è stato maltrattato nella scrittura di questo post.

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