Viaggio nel 1992

Il mio smartphone è rotto da settimane. Inutilizzabile, non dà segni di vita ed è talmente vecchio che non vale la pena ripararlo e devo comprarne uno nuovo.

L’infinità di telefoni tra cui scegliere mi annienta, e nonostante abbia chiesto pareri per restringere le possibilità, la ricerca di un nuovo telefono per ora è troppo faticosa.

Ho scelto quindi di riutilizzare un vecchio cellulare di qualche anno fa, ancora funzionante. Probabilmente l’avevo cambiato perché iniziava a non supportare una serie di funzioni ormai diventate imprescindibili.

Infatti ho scoperto di non poter installare la nuova versione di WhatsApp e che anche scaricare la mail per “lui” è troppo faticoso.

L’ho assecondato e ho deciso che avrei fatto un po’ di digital detox (male non mi fa), tanto a casa ho internet e se mi serve comunicare ho altri strumenti…

Da giorni scrivo email come fossero sms, sms come se fossero WhatsApp. Ché scrivere tutto in un unico messaggio di 160 caratteri non mi riesce più: ho bisogno di più invii in sequenza per esprimere un pensiero!

 

Nel frattempo ho deciso di partire, l’opzione è caduta su un viaggio in treno di 8 ore direzione sud. Uno dei tipici viaggi della mia infanzia, tantissime volte ho viaggiato su e giù, giù e su. Da anni ormai non lo faccio più in treno, troppo lungo. Ho voluto riprovare quest’esperienza e il caso vuole che io la faccia proprio come allora: 8 ore senza internet!

In treno tutti hanno il cellulare a portata di mano, in alternativa un tablet o un lettore di ebook. Si sentono squillare i telefoni, qualcuno parla.

Il paesaggio fuori dal finestrino invece è come lo ricordavo.

Faccio un viaggio nel tempo e cerco di ripensare a com’era, come si faceva. Come avrei organizzato questa partenza 25 anni fa?

Sicuramente avrei esibito un biglietto cartaceo che avrei comprato in stazione o in agenzia viaggi. Mi sarei dovuta informare sulle tariffe con qualche giorno d’anticipo e avrei dovuto rispettare gli orari di chiusura delle biglietterie. Questo biglietto invece l’ho comprato su internet il sabato sera, per partire domenica mattina. In treno non sarebbe bastato comunicare al controllore un codice di prenotazione abbinato al posto.

Non c’erano le app o le mappe per vedere a che punto del viaggio fossi. Mi ricordo il mantra “Dove siamo? Quanto manca?” che ancora sento pronunciare a qualche bambino, ma che ora riceve pronta risposta grazie a un dispositivo che informa anche di quanti minuti siamo in ritardo.

La bambina di fronte a me scalpita, non sa cosa fare, in fretta le allungano un tablet che la quieta.

Cosa facevo io da bambina in questo interminabile viaggio? Libri, giornaletti, fogli da disegno. Ho il ricordo di aver distribuito anche qualche libriccino ai miei compagni di viaggio negli scompartimenti da sei. Chissà se erano così contenti di partecipare ai miei giochi senza uno smartphone in cui rifugiarsi. Ricordo anche grandi conversazioni: condividere lo stesso spazio ristretto per tante ore ti fa diventare un abitante dello stesso microcosmo, per cui alla fine del viaggio avevi scoperto un sacco delle vite degli altri. Forse anche perché nel 1992 nessuno aveva un laptop con sé dove guardare un film o per lavorare, o per scrivere come sto facendo io ora, mentre adesso ogni minuto può essere riempito di cose interessanti o per portarsi avanti sulla propria to-do-list. Guardare fuori dal finestrino sembra tempo perso.

 

Mentre mi perdo nei pensieri, di colpo mi viene in mente che devo pagare delle bollette, in automatico prendo il telefono per farlo in viaggio, così non ci devo pensare più. E poi mi ricordo… Non ho più il mio telefono e quindi non ho neanche le app per i pagamenti rapidi!

Modernità batte 1992, questa cosa mi pesa!

Tanto vale immergermi ancora nei miei ricordi…

Lo Stivale scorre alla mia sinistra, guardare fuori mi fa assopire. Dal dormiveglia sento il rumore della stagnola di qualche panino che viene scartato. Altre persone si alzano per andare nella carrozza ristorante. Negli scompartimenti da sei ad ogni ora e a turno ci si offriva sempre qualcosa da mangiare e generalmente erano tante leccornie, per gratificarsi durante il lungo viaggio.

All'arrivo in una stazione mi risveglio, guardo fuori per cercare un cartello. Non manca molto, posso chiudere ancora un po’ gli occhi e sognare di fare un tuffo al mare al più presto.

Ma prima di andare in spiaggia domani mi devo ricordare di passare in posta a pagare le bollette….

 

Paola Tursi

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