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Cambiare punto di vista non è una questione d’età

Cambiare punto di vista

Recentemente abbiamo tenuto degli interventi rivolti alla cittadinanza all’interno del progetto AEQUITAS* in alcuni comuni della provincia veronese.

Uno di questi era pensato per sensibilizzare la popolazione senior sui temi del linguaggio ampio e del superamento degli stereotipi e dei pregiudizi per aprirsi al dialogo con i loro nipoti.

Abbiamo aderito all’iniziativa perché abbiamo trovato una convergenza tra il progetto ideato per questa fascia di cittadini e la nostra esperienza lavorativa.

Infatti, dal nostro osservatorio abbiamo notato che nelle aziende la comunicazione intergenerazionale è diventato un tema cruciale.

Quando il dialogo tra generazioni riguarda anche le aziende

Abbiamo osservato che le generazioni più giovani non solo usano un gergo a volte incomprensibile per i più grandi, ma che anche l’utilizzo degli strumenti di comunicazione è completamente diverso. Ad esempio, dove per un o una professionista di lunga data è normale fare una telefonata per chiarire rapidamente aspetti del lavoro, le persone più giovani tendono a evitare il contatto telefonico perché percepito come “troppo intimo” e invasivo.

Infine, molti dei temi che stanno a cuore alle generazioni più giovani sono sottovalutate dagli adulti di riferimento.

Il nostro pubblico era una platea di nonne e nonni curiosi di avere strumenti in più per capire i propri nipoti ma anche, in alcuni casi, per interagire con più consapevolezza al lavoro con le persone più giovani.

Il titolo dell’incontro “Ascoltare, capire, ispirare: nonni e nonne per un mondo senza stereotipi” parte da due parole chiave della comunicazione, ovvero ascoltare e capire.

Ascoltare davvero e mettere in discussione il proprio punto di vista

Nella vita privata come nel lavoro, quando ci riferiamo alla comunicazione pensiamo più che altro a come parlare per farci capire, come esprimere dei concetti, come trasferire delle informazioni. Pensiamo molto meno alla parte di ascolto attivo che aiuta la comprensione dell’altra persona.

Come persone adulte tendiamo a pensare di avere più da dire e da spiegare, a chi è più giovane, perché riteniamo il nostro punto di vista più completo, formato e solido. Così facendo però ci perdiamo completamente la capacità di aprirci a punti di vista nuovi che ci aiuterebbero a leggere l’oggi con uno sguardo più fresco.

Questo è quello che abbiamo voluto trasmettere al nostro pubblico, l’abbiamo invitato a inforcare delle lenti diverse per leggere la realtà e l’abbiamo sfidato a mettersi scomodo accogliendo anche quello che a un primo impatto gli sembrava distante e incomprensibile.

Attraverso alcuni giochi e riflessioni abbiamo portato le persone a ripensarsi giovani a loro volta, a ricordare cosa significava venire etichettati, non sentirsi ascoltati né capiti.

Questo passaggio si è rivelato fondamentale: nel momento in cui l’esperienza personale riemerge, diventa più facile sospendere il giudizio e aprirsi all’ascolto.

Abbiamo lavorato molto sul linguaggio, partendo da esempi semplici e quotidiani. Frasi apparentemente innocue, spesso pronunciate con affetto, possono infatti trasmettere aspettative rigide o rinforzare stereotipi. Non si tratta di “dire le cose giuste”, ma di accorgersi dell’impatto che le parole possono avere.

Ad esempio, quando abbiamo affrontato l’argomento del consenso, i partecipanti si sono ricordati di quante volte erano stati costretti, da bambini, a baciare un adulto controvoglia e hanno capito che la frase che loro stessi oggi pronunciano “dai un bacio al nonno/nonna/zio/zia/altro adulto” e insistere anche se i bambini rifiutano, è una mancanza di rispetto e toglie valore e dignità al “no” espresso dai piccoli.

Un altro elemento che ha colpito molto il gruppo è stata la differenza tra ascoltare per rispondere e ascoltare per capire. In diversi momenti è emersa la difficoltà, ma anche la scoperta, di cosa significhi lasciare spazio all’altro senza intervenire subito con consigli o soluzioni.

A questo proposito, in un questionario sottoposto a distanza di tempo per misurare l’impatto del corso sulla quotidianità, un (o una) partecipante ha risposto: “con un nipote adolescente ho evitato di interrompere un suo ragionamento sul quale ero in disaccordo e di imporgli il mio punto di vista sotto forma di predica…”

Cambiare prospettiva è una competenza trasversale

Quello che abbiamo osservato è che, quando si crea uno spazio di ascolto autentico, cambia la qualità della relazione. E questo vale tanto nel rapporto con i nipoti quanto nei contesti lavorativi.

Nelle aziende, infatti, il tema non è solo generazionale ma profondamente culturale: persone con esperienze, linguaggi e aspettative diversi si trovano a collaborare ogni giorno. Senza strumenti adeguati, il rischio è quello di leggere le differenze come ostacoli anziché come risorse.

Esperienze come questa ci ricordano che sviluppare consapevolezza sul proprio modo di comunicare è una competenza trasversale. Saper mettere in discussione il proprio punto di vista, accogliere nuovi codici e allenare l’ascolto sono abilità sempre più centrali, non solo nella vita privata ma anche nei contesti professionali.

In fondo, che si tratti di un nipote o di una collega più giovane, la domanda rimane la stessa: siamo davvero disposti ad ascoltare per capire, o stiamo solo aspettando il nostro turno per parlare?

Quello che più ci ha colpito di queste persone, è stato l’atteggiamento curioso con cui hanno seguito la formazione. Sono arrivati con la voglia di mettersi in gioco per cambiare vecchi modi di fare e di dire.

In azienda sentiamo dire continuamente “abbiamo sempre fatto così” indicando che ormai non c’è più possibilità di cambiare quello che si ripete da decenni. Quello che abbiamo imparato da questo gruppo di nonne e nonni è che non conta l’età per scegliere di cambiare e non importa quanto siano datate le abitudini se c’è la volontà di migliorarsi ogni giorno.

È arrivato il momento, anche per te, di inforcare nuove lenti e cambiare il tuo punto di vista?

* AEQUITAS: acronimo di Alleanze ed Equilibri Quotidiani: Insieme Tutti Abbattiamo gli Stereotipi

Il progetto è dedicato alla promozione della parità di genere, alla lotta agli stereotipi e al rafforzamento dell’inclusione nei contesti educativi, professionali e sociali.

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La forza stabilizzatrice di Organizzatessen. Quella brava a guidare le persone, cogliere le sfumature e ascoltarle in modo calmo ed empatico. Ma è anche pragmatica e decisa per capire subito dove è il problema e affrontarlo.

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