Quanto è organizzato il tuo team di lavoro?

La maglietta giusta. Anche quando ti vesti al buio. Assertività e feedback: due competenze da indossare ogni giorno.

2-2026  La maglietta giusta-post

A Genova, in un negozietto di Sottoripa, vendono una maglietta a righe davvero particolare.

È una maglietta da marinai.

Ha una caratteristica geniale: è completamente simmetrica.

Puoi indossarla davanti o dietro. Al diritto o al rovescio.

Non cambia niente.

È sempre a posto.

Perché?

Perché chi l’ha pensata conosceva bene la vita dei marinai.

Si alzano presto. Spesso quando è ancora buio.

Devono vestirsi in fretta. Senza perdere tempo a cercare il verso giusto della maglietta.

Hanno altro da fare.

Devono andare a pescare.

Quella maglietta risolve un problema reale.

Non pretende che il marinaio sia più attento, più sveglio, più organizzato.

Parte da un dato di fatto: alzarsi al buio è normale.

E allora tanto vale avere una maglietta che funziona comunque la indossi.

Bella idea, vero?

Ora cambiamo scenario.

Non siamo più su un peschereccio nel porto di Genova.

Siamo in ufficio.

O davanti al computer.

O in una riunione.

O a casa, con la nostra famiglia.

E anche qui, molto spesso, ci troviamo a doverci vestire al buio.

Ti è mai capitato?

Scena 1

Un cliente ti chiede di consegnare un lavoro entro lunedì.

Sai benissimo che non ce la farai.

O meglio, ce la farai.

Ma dovrai sacrificare il fine settimana.

Vorresti dirgli che non è possibile.

Che hai bisogno di più tempo.

Ma hai paura di perderlo.

E allora dici di sì.

Mentre dentro di te pensi: Ma perché non sono riuscito a dirgli di no?

Scena 2

Un collega ti risponde male.

Non è tanto quello che dice.

È il tono.

Arrogante. Sgarbato. Irritante.

Vorresti farglielo notare.

Ma temi che la situazione degeneri.

Non vuoi litigare.

E allora incassi.

Stai zitta.

Salvo poi ripensarci per tutto il pomeriggio.

E magari raccontare a qualcun altro quanto è insopportabile quel collega.

Scena 3

Sei in riunione.

Hai un’idea.

Un punto di vista diverso.

Vorresti intervenire.

Ma qualcosa ti frena.

E se dicessi una sciocchezza?

E se attirassi troppo l’attenzione?

E se la mia opinione non interessasse a nessuno?

Lasci parlare gli altri.

Poi esci dalla riunione pensando che, in fondo, qualcosa di utile avresti potuto dirlo.

Scena 4

Un tuo collaboratore ti presenta un lavoro.

Non va bene.

Mancano dei pezzi. Ci sono errori. Non è quello che avevate concordato.

Dovresti dirglielo.

Ma non vuoi mortificarlo.

Non vuoi sembrare troppo esigente.

E soprattutto non hai voglia di affrontare una discussione.

Allora lasci perdere.

Sistemi tu.

Fai prima.

O almeno così ti sembra.

Ti riconosci in qualcuna di queste scene?

Io sì.

E credo che capiti a moltissimi di noi.

Perché?

Perché relazionarsi con gli altri è complicato.

Le persone non sono prevedibili.

Hanno bisogni, aspettative, paure, sensibilità diverse dalle nostre.

E noi pure.

Non sempre sappiamo come reagire.

A volte ci facciamo schiacciare.

Altre volte, esasperati, reagiamo in modo aggressivo.

Alziamo la voce.

Diciamo cose che non volevamo dire.

Oppure ci chiudiamo nel silenzio.

E lasciamo che le cose continuino ad andare come sono sempre andate.

Ma nessuna di queste strategie è particolarmente produttiva.

Perché, alla fine, anche noi dobbiamo andare a pescare.

Dobbiamo lavorare.

Collaborare.

Raggiungere risultati.

Far funzionare i nostri progetti.

Costruire relazioni che ci permettano di fare bene quello che facciamo.

E possibilmente stare bene mentre lo facciamo.

Non basta portare a casa i pesci.

Sarebbe bello anche non tornare ogni sera con la sensazione di aver combattuto una battaglia.

E allora?

Torniamo alla maglietta dei marinai.

Forse il problema non è imparare a vestirsi perfettamente ogni mattina.

Forse il problema è avere già pronta la maglietta giusta.

Anzi, due magliette.

Una a righe rosse.

E una a righe blu.

La prima si chiama ASSERTIVITÀ.

È la capacità di esprimere quello che pensiamo.

Quello che desideriamo.

Quello di cui abbiamo bisogno.

Senza sentirci in colpa.

Senza doverci giustificare continuamente.

E senza schiacciare gli altri per farci ascoltare.

È un modo di stare nelle relazioni che parte da un principio molto semplice:

IO SONO OK. TU SEI OK.

I miei bisogni contano.

Ma contano anche i tuoi.

Le mie opinioni hanno valore.

Ma questo non significa che le tue non ne abbiano.

Posso essere in disaccordo con te senza trasformarti in un nemico.

Posso dirti di no senza rifiutare te come persona.

Posso difendere una mia posizione senza dover vincere una battaglia.

Sembra facile.

Non lo è affatto.

Soprattutto quando siamo sotto pressione.

Quando siamo stanchi.

Quando abbiamo paura di perdere qualcosa.

O quando qualcuno ci mette alle strette.

Insomma, quando ci troviamo a vestirci al buio.

La seconda maglietta si chiama FEEDBACK.

E serve a fare una cosa che, incredibilmente, facciamo ancora troppo poco.

Parlare di quello che succede tra noi.

Uscire dal non detto.

Dire a una collega che il suo comportamento ci ha messo in difficoltà.

Spiegare a un collaboratore che cosa non ha funzionato nel suo lavoro.

Chiedere a una cliente di chiarire le sue aspettative.

Ma anche riconoscere quello che funziona.

Dire grazie.

Fare un complimento.

Valorizzare un comportamento positivo.

E soprattutto imparare ad ascoltare quello che gli altri hanno da dirci.

Anche quando non ci piace.

Perché il feedback non è una critica travestita da consiglio.

E non è nemmeno una tecnica per convincere gli altri a fare quello che vogliamo.

È uno strumento per modificare le dinamiche delle nostre relazioni.

Per capire cosa funziona.

Cosa non funziona.

E cosa possiamo fare di diverso.

Insieme.

Una cultura del feedback significa proprio questo.

Non aspettare che i problemi diventino conflitti.

Non accumulare irritazione.

Non lasciare che i malintesi si trasformino in abitudini.

Ma imparare a confrontarsi.

Con continuità.

Con chiarezza.

Con rispetto.

E, quando serve, anche con un po’ di coraggio.

Ora, c’è una cosa importante.

Non basta sapere che cosa significa essere assertivi.

Non basta aver letto un libro sulla comunicazione.

Non basta conoscere qualche tecnica per dare un buon feedback.

Bisogna allenarsi.

Perché quando il cliente ti mette fretta, quando il collega ti risponde male, quando il capo ti chiede l’impossibile, non hai il tempo di consultare un manuale.

Devi sapere come muoverti.

Devi avere già pronta la tua maglietta.

Ecco perché ho deciso di dedicare un’intera giornata a questi due temi.

ASSERTIVITÀ E CULTURA DEL FEEDBACK.

Un corso organizzato da Zucchetti a Verona, Via del Commercio 47 – giovedì 3 dicembre dalle 9.30 alle 17.30.

Una giornata per riconoscere i nostri automatismi.

Capire perché in certe situazioni ci comportiamo proprio così.

Individuare le nostre aree di miglioramento.

E soprattutto cominciare a sperimentare modalità diverse.

Per imparare a dire di no.

A esprimere un dissenso.

A chiedere ciò di cui abbiamo bisogno.

A dare e ricevere feedback.

A costruire relazioni più chiare, più rispettose e, perché no, anche più produttive.

Al lavoro, certo.

Ma anche a casa.

Con il partner.

Con i figli.

Con gli amici.

Perché non è che quando usciamo dall’ufficio le relazioni diventino improvvisamente semplici.

Anzi.

E poi Verona è una città bellissima.

Per chi arriva da Milano o da Genova, può essere anche l’occasione per concedersi una giornata diversa.

Una giornata per sé.

Per tornare a casa con qualche idea più chiara.

Qualche strumento in più.

E magari una motivazione più forte a cambiare qualcosa nel proprio modo di comunicare.

Non ti prometto che dopo una giornata diventerai improvvisamente una persona sempre assertiva.

Sarebbe poco credibile.

Ma possiamo cominciare a riconoscere i nostri automatismi.

A scegliere risposte diverse.

A smettere di considerare inevitabili certe dinamiche.

Perché il buio, quello, continuerà a esserci.

Ci saranno sempre clienti esigenti.

Colleghe difficili.

Capi autoritari.

Discussioni scomode.

E momenti in cui non sapremo bene che cosa dire.

Ma possiamo imparare a prepararci.

Come i marinai di Genova.

Che non aspettano l’alba per capire come indossare la maglietta.

La tengono pronta.

Perché la mattina hanno altro da fare.

Devono andare a pescare.

Il prezzo del corso è particolarmente vantaggioso, soprattutto approfittando della tariffa Early Bird fino al 6 novembre:110€ + iva – Dopo il 6 novembre 160€ +iva

Del team è quella metodica, disciplinata e riflessiva. Ha fatto dell’organizzazione uno stile di vita e del decluttering una filosofia per vivere meglio e più felice. Ha un grande dono: fa le cose senza fretta, ma velocemente.

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