Quanto è organizzato il tuo team di lavoro?
feedback specifico

Feedback. Voglio essere specifica

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Le persone organizzate le riconosci subito.

Sono specifiche.

Non perdono tempo in generalizzazioni.

Vanno dritte al punto.

E ti spiegano bene qual è il punto.

Saper dare e ricevere feedback vuol dire essere capaci di essere specifici.

Nel bene e nel male.

Soprattutto nel “male”.

E qui sotto vediamo come.

Non sai cos’è un feedback?

Se hai perso le puntate precedenti, feedback è una parola inglese difficilmente traducibile in italiano.

È una parola ampia, che traduco come “informazione di ritorno che nutre chi la riceve”.

I feedback, al lavoro, servono a premiare, a correggere, a ri- orientare comportamenti poco efficaci, ma hanno molte altre funzioni e se vuoi approfondire il tema ne ho parlato qui.

Siccome mi piacciono gli schemi ho diviso i feedback in positivi, negativi, generici e specifici.

4 macrocategorie che quando si incontrano formano una matrice.

Se anche tu ami gli schemi e vuoi dare un’occhiata la trova qui.

Stai alla larga dai feedback generici

La sfida è stare lontano dai feedback generici e cominciare a utilizzare quelli specifici.

Cosa che ti aiuta a lavorare meglio.

E a risparmiare tempo e tutti sappiamo quanto ne abbiamo bisogno.

Ma anche a vivere meglio.

Feedback generici positivi? Quanto basta, grazie.

I feedback generici positivi li conosciamo tutti: Ottimo lavoro! Fantastico! Che grande!

Chiamali se vuoi, complimenti.

Sicuramente migliorano le relazioni, creano un buon ambiente di lavoro e aumentano l’autostima di chi li riceve.

Ma utilizzati in eccesso o in modo automatico rischiano di essere troppo zuccherosi e alla fine dei conti inutili.

Soprattutto rischiano di creare “giganti con i piedi di argilla cioè persone, collaboratori che vanno in crisi alla prima difficoltà.

Feedback generici negativi? Astenersi please!

Anche questi li conosciamo bene: Sei sempre il solito”, “Non ne fai una giusta”, ”Non capisci mai niente”, “Da te mi aspettavo di più”.

Non c’è bisogno che te lo dica io.

Gli effetti di queste generalizzazioni sono gravi.  

Due su tutti.

Uno: corrode la relazione fra chi dà e chi riceve feedback

Due: l’autostima di chi riceve va sotto i piedi.

Sono osservazioni giudicanti e squalificanti che di solito “generano muro” e impediscono il confronto e il cambiamento.

Che invece è il motivo per cui diamo feedback, e il motivo per cui dobbiamo imparare a riceverlo: favorire il cambiamento.

I feedback devono essere specifici. Sì, anche quelli positivi

L’obiettivo di un feedback positivo è approvare comportamenti che funzionano, premiarli e fare in modo che si ripetano nel tempo.

Rinforzano la persona che li riceve e migliorano le relazioni.

Per essere efficaci devono contenere 2 elementi: la descrizione in dettaglio del comportamento e l’effetto che genera.

Non dirò: “Ottimo lavoro Nadia!”  

Dirò: “Complimenti Nadia, per come scrivi le mail, vedo che metti sempre correttamente l’oggetto e il numero di pratica, che ogni singola pratica è trattata in mail separate e che eviti di mettere in copia conoscenza chi non c’entra.  Questo contribuisce ad elevare il nostro standard nella percezione dei clienti e favorisce il ritrovamento veloce delle mail. Mi hanno già scritto in diversi per segnalarmelo e ringraziare”.

Cosa ho fatto?

  1. Le ho detto cosa è ottimo del suo lavoro: il modo in cui scrive le mail
  2. Le ho detto qual è l’effetto: i clienti ci ritrovano facilmente le mail e ringraziano

Questo feedback piace a chi lo riceve, ma è apprezzato anche da altri eventuali presenti, perché fa riferimento a un comportamento specifico, facilmente osservabile.

Che può servire da esempio o ispirazione.

E poi evita la competizione fra chi lo riceve e chi no, riducendo il rischio di far sentire “squalificati” quelli che non lo ricevono.

Feedback negativi: attenzione alla febbre emotiva

I feedback negativi, o costruttivi, o migliorativi, sono i più difficili.

Bisogna imparare a darli bene.

E quelli dati bene sono anche più facili da ricevere.

Qui l’obiettivo è chiaro: correggere un comportamento che non funziona e ri-orientarlo

E per farlo la temperatura emotiva deve essere bassa.

Se c’è febbre emotiva meglio tacere.

Questo vuol dire che prima di dare un feedback devi misurare la tua febbre emotiva e quella dell’altra persona. Per verificare che sia neutralità emotiva.

Se c’è rabbia, agitazione, confusione tensione meglio aspettare.

Fai passare qualche ora, a volte meglio ancora qualche giorno.

E’ importante che anche l’altro sia in uno stato di tranquillità, perché quando le acque sono agitate è impossibile riuscire a “ricevere”.

I feedback devono essere specifici. Sì, anche quelli negativi

Un feedback per essere realmente nutriente, per essere utile, DEVE essere specifico.

Cosa vuol dire specifico?

L’abbiamo visto prima, ma lo ripeto.

Che descrive il comportamento.  

Che me lo fa “vedere”, come se fosse una scena di un film.

Se il mio capo mi dice: “Anna, vedo che manchi di leadership con il tuo team”, io che cosa capisco?

Probabilmente poco.

Hai mai visto la “leadership”?

Se invece mi dice: “Anna ho osservato che nell’ultima riunione col tuo team, 6 persone su 10 sono arrivate in ritardo, 2 non avevano a disposizione i dati che gli avevi chiesto e nessuno ha osato proporre un’idea diversa dalla tua per risolvere il problema che hai esposto”, capisco che ho almeno 3 problemi da risolvere col mio team:

  • farli arrivare puntuali
  • renderli affidabili
  • stimolare la loro autonomia e proattività.

Meglio, direi.

Se poi abbiamo dati, percentuali, numeri, KPI di monitoraggio, ancora meglio.

Il feedback, ricordati, è sui comportamenti e non sulla persona.

Feedback e lavoro in team

Per lavorare bene in team, la capacità di dare e ricevere feedback è una competenza essenziale.

Vuoi imparare ad essere specifica? Vuoi imparare ad essere specifico? Se ti interessa introdurre il feedback in azienda come strumento di crescita organizzativa, professionale e personale, contattaci.

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Del team è quella metodica, disciplinata e riflessiva. Ha fatto dell’organizzazione uno stile di vita e del decluttering una filosofia per vivere meglio e più felice. Ha un grande dono: fa le cose senza fretta, ma velocemente.

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