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Le grandi dimissioni

Chi ha paura delle “grandi dimissioni”?

Le grandi dimissioni
Le grandi dimissioni

Gestisci un’azienda e stai leggendo da tutte le parti dell’ondata chiamata “grandi dimissioni” e hai paura che questa onda sovrasti anche te. In questo articolo voglio darti un consiglio per metterti al riparo da quello che sembra sempre di più uno tsunami.

Cosa sono le “grandi dimissioni”

Con questo termine si intende un fenomeno individuato prima negli Stati Uniti e poi anche in Italia, della tendenza a licenziarsi dopo la pandemia perché non si accettano più certe situazioni e condizioni lavorative.

Cosa è successo con la pandemia

I mesi del lockdown hanno inciso tantissimo sulla nostra vita. Siamo ancora dentro a questo trauma e quindi non abbiamo ancora molti elementi per capire come elaborare quello che ci è successo in questi anni a livello psicologico. Sicuramente molti hanno modificato il proprio rapporto con il tempo e altri hanno rivisto la propria scala dei valori. Per tanti è stato come svegliarsi da un torpore di anni scandito da routine date per scontate: si va in ufficio dalle 9 alle 18. Si sta un’ora nel traffico. Si soffre il lunedì ma poi Thank God Is Friday. E così via fino alle ferie di agosto e il September blues.

Qualcuno ha realizzato che si vive una volta sola, altri hanno semplicemente messo a fuoco che lo stile di vita di “prima” non è più sostenibile. Tu hai capito che la tua azienda non è proprio fantastica e hai paura che le risorse migliori se ne vadano.

Un lavoro sostenibile

Con lo smart working forzato dei primi mesi, tante persone hanno sperimentato che un altro modello è possibile. Ma qui secondo me si è fatto l’errore di polarizzare il dibattito tra smart working sì e smart working no. Senza tenere conto che quello sperimentato in quei mesi non era smart working (ma lavoro da casa) e che finito il lavoro non si poteva uscire (e quindi le persone si sono trovate a lavorare di più e peggio, mescolando Dad e riunioni, confondendo vita e lavoro e rischiando il burn out).

I mesi di lockdown hanno aiutato le persone a capire che il lavoro di prima non era sostenibile per i ritmi e la perdita di tempo del tragitto, ma anche che il lavoro solo da casa alla lunga logora e aliena.

Ci vuole un po’ di buona volontà ma si può arrivare a costruire un modello di lavoro che metta al centro le persone, il capitale umano dell’azienda. Il vero capitale di un’azienda.

Si deve tenere conto che le persone hanno una vita oltre l’azienda e che persone con un buon equilibrio vita-lavoro sono persone che hanno più energia e più motivazione.

La grande opportunità

Le fasi di cambiamento possono essere viste come la crisi dello status quo ma anche come la grande opportunità di immaginare e costruire un nuovo modello. Le persone che hanno sperimentato un nuovo modo di lavorare non vogliono più tornare alla vecchia routine e sono disponibili a rinunciare a uno stipendio fisso per ascoltare le proprie esigenze.

Le aziende che invece stanno cavalcando l’onda del cambiamento possono attrarre tanti talenti se saranno in grado di garantire loro uno stile lavorativo, e di vita, più sostenibile.

Cosa c’è dietro allo smart working?

Secondo me lo spartiacque non è solo poter lavorare da casa (o meglio, da ovunque). Ci sono attività e relazioni che si nutrono molto di più con la presenza. È vero che ci sono tanti strumenti che possono facilitare la comunicazione e la creatività da remoto, ma è anche vero che le chiacchiere in corridoio e la contaminazione della presenza, non possono ancora essere sostituite.

Secondo me quello che sottostà al concetto di smart working è più legato al concetto di fiducia. Se lavoro per un’azienda che non ha problemi a farmi lavorare da casa, vuol dire che tra me e l’azienda si è instaurato un rapporto di fiducia. E la fiducia è un motivatore potentissimo.

Come si fa a innescare il circolo virtuoso della fiducia?

La fiducia tra 2 persone dipende da entrambe. C’è la persona che deve dare fiducia e capire che la propria leadership non si basa solo sul controllo. E c’è la persona che merita la fiducia perché fa al meglio il proprio lavoro, con autonomia e responsabilità.

I nostri percorsi in azienda servono proprio per aumentare autonomia e responsabilità delle risorse.

Se investi in questo tipo di formazione, potrai contare su persone più autonome e responsabili alle quali dare la tua totale fiducia. Queste persone, investite della tua fiducia, si sentiranno parte di un gruppo, sapranno di contribuire al raggiungimento degli obiettivi e saranno motivate a lavorare con qualità e attenzione. Viceversa, aspettati che anche i talenti del tuo gruppo ti dicano, con le mani: “ciao ciao”.

Lavorare meglio per vivere di più

Se le persone lavorano meglio, diventano più produttive, efficienti ed efficaci. E potranno lavorare anche meno in termini di ore. Ecco perché noi parliamo di “lavorare smart” più che di smart working.

Lavorare smart è una situazione win-win perché tu otterrai più risultati in meno tempo, e le persone avranno più tempo per la propria vita privata vivendo il lavoro con più soddisfazione. E di certo non si dimetteranno. Anzi, attirerai nuovi talenti in cerca di un clima aziendale da sogno.

Vuoi investire sull’autonomia e la responsabilità delle tue risorse e non avere più paura delle grandi dimissioni? Chiamaci che costruiamo il percorso più adatto per innescare il circolo della fiducia.

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La più tecnologica del gruppo e le piace andare sul pratico. È quella che fa, che propone idee e trova soluzioni. Lavorare con le persone la ricarica ed è qui che dà il meglio di sé. È ironica e ha una simpatia contagiosa.

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